Il 29 agosto ricorre il trentacinquesimo anniversario dell’uccisione di Libero Grassi, l’imprenditore palermitano assassinato dalla mafia nel 1991 per aver rifiutato pubblicamente di pagare il pizzo: «Libero Grassi comprese che l’estorsione non poteva essere considerata un problema privato dell’imprenditore. Con il suo ‘no’ pubblico spezzò il silenzio e la solitudine sui quali si fonda il potere mafioso» dichiara Luigi Cuomo, Presidente Nazionale di SOS Impresa – Rete per la Legalità Aps.
In questi trentacinque anni il movimento antiracket italiano ha accompagnato migliaia di imprenditori e cittadini nel percorso della denuncia, costruendo una collaborazione stabile con Forze dell’Ordine, Magistratura, Prefetture e Istituzioni. «Questa esperienza rappresenta un patrimonio importante, che non deve però essere soltanto ricordato o celebrato: occorre rilanciarlo, rafforzando la presenza delle associazioni antiracket e la loro capacità di stare concretamente accanto alle vittime prima, durante e dopo la denuncia» prosegue Cuomo.
Secondo SOS Impresa, è necessario aprire una nuova stagione di partecipazione civile, senza modificare la missione prioritaria delle associazioni antiracket e antiusura. Attorno alla loro esperienza possono nascere presìdi territoriali aperti ai cittadini, ai giovani, ai professionisti, al volontariato e alle associazioni, capaci di ascoltare, orientare, raccogliere segnalazioni e favorire il rapporto con le istituzioni competenti.
«Non intendiamo sostituirci alle forze dell’ordine, alla magistratura o alle istituzioni, la repressione dei reati spetta allo Stato; alla società civile compete il dovere di contrastare la paura, la rassegnazione e l’isolamento delle vittime, costruendo comunità meno disponibili a tollerare la presenza e il potere delle mafie. Trentacinque anni dopo – conclude Cuomo – il modo più autentico per ricordare Libero Grassi è trasformare il suo coraggioso no in un grande sì alla denuncia, alla solidarietà e alla partecipazione. Dobbiamo passare dal rifiuto individuale alla responsabilità collettiva, affinché la libertà dal pizzo diventi pienamente libertà di vivere, lavorare e costruire il proprio futuro in territori liberati dal condizionamento criminale».